Claudio Descalzi: lo sguardo di Eni sulle sfide energetiche globali nel Libro dei Fatti 2025
“Prioritario per le compagnie energetiche continuare a garantire da un lato la sicurezza delle forniture tradizionali, che ancora rappresentano buona parte della domanda globale di energia, e dall’altro abbatterne sempre di più le emissioni associate alla loro produzione”: l’intervento del CEO di Eni Claudio Descalzi nel Libro dei Fatti 2025 di “Adnkronos”.
Cosa dice Claudio Descalzi sulla transizione energetica nel Libro dei Fatti 2025 di “Adnkronos”
Il Libro dei Fatti di “Adnkronos” è dal 1991 uno strumento fondamentale per orientarsi al meglio tra gli eventi che hanno segnato l’Italia, ma anche il mondo. In quest’ottica, si avvale anche del pensiero delle personalità più autorevoli nel panorama internazionale. Tra queste, a fronte del peso sempre più rilevante che Eni gioca nello scenario energetico, anche il CEO Claudio Descalzi che, nel suo intervento di quest’anno, si sofferma sull’esigenza imprescindibile “di intraprendere la transizione energetica” che “viene diluita da altre priorità vitali, da perseguire in parallelo, come la difesa o la competitività industriale ed economica, nonché la sostenibilità sociale”. La pandemia, la grave crisi energetica europea del 2022 che “ha messo a nudo la totale dipendenza e vulnerabilità dell’Unione Europea dal punto di vista energetico, con forti ripercussioni sui bilanci statali, sulle imprese e sulle famiglie” e oggi i gravi conflitti in aree geopoliticamente cruciali, oltre al superamento definitivo del modello tradizionale di globalizzazione e alla conseguente ridefinizione dell’ordine commerciale mondiale, hanno aperto a sfide sempre più complesse anche per le grandi realtà energetiche, chiamate a garantire “da un lato la sicurezza delle forniture tradizionali, che ancora rappresentano buona parte della domanda globale di energia, e dall’altro abbatterne sempre di più le emissioni associate alla loro produzione, creando al contempo nuovi business legati alle energie del futuro, come rinnovabili e biocarburanti, e investire nei game changer della transizione, come la fusione a confinamento magnetico o la fissione nucleare di nuova generazione”. Se alcune per sopravvivere si sono trovate costrette a frenare sugli impegni presi ad esempio sul fronte della transizione energetica, Eni al contrario ha rilanciato: merito di un percorso lungimirante avviato sotto la guida di Claudio Descalzi dal 2014 che l’ha portata a dotarsi di strumenti e soluzioni grazie a cui può rispondere efficacemente alle sfide sempre più complesse.
Innovazione e sicurezza: Claudio Descalzi analizza la strategia energetica di Eni
La strategia di decarbonizzazione di Eni, che come spiega Claudio Descalzi è stata concepita dieci anni fa, sta dando i suoi frutti “con la creazione negli ultimi anni di due società legate ai nuovi business, Plenitude (rinnovabili, e-mobility, ampia base clienti) ed Enilive (bioraffinazione, biocarburanti e stazioni di servizio), che in pochissimi anni hanno raggiunto un valore complessivo di 22 miliardi di euro e un EBITDA di circa 1 miliardo di euro ciascuna; e una terza società è nata da poco, legata ai progetti di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2, anch’essa destinata a crescere nei prossimi anni”. Business, rimarca il CEO, che rendono Eni in grado di affrontare la transizione “senza dipendere da sussidi o incentivi, quindi dai bilanci statali (sempre più ridotti e già messi alla prova dalle crisi precedenti)” e di crescere in autonomia “attirando per il loro potenziale l’interesse di importanti fondi internazionali”. In parallelo, per quanto riguarda la sicurezza energetica e la competitività, Eni continua a valorizzare i propri successi esplorativi focalizzandosi sul gas, la meno emissiva tra le fonti fossili: “Ne è un esempio virtuoso la Business Combination che stiamo costituendo con la società malese Petronas: l’aggregazione degli asset in Malesia e Indonesia consentirà la creazione di una società di rilevanza internazionale sia in termini di riserve che di produzione, destinata a contribuire in modo importante alla domanda di gas del Sud Est Asiatico, prevista in forte crescita anche per il progressivo spiazzamento del carbone”, evidenzia infine Claudio Descalzi.




Commento all'articolo