Transizione, competenze e flussi migratori nel progetto di MAIRE presentato da Fabrizio Di Amato
Al convegno “Traiettorie – Flussi migratori, competenze e transizione energetica: trend e best practice di formazione e inclusione lavorativa”, tenutosi lo scorso ottobre, MAIRE ha presentato un nuovo progetto sperimentale. Il Presidente Fabrizio Di Amato: “Oggi servono maestranze qualificate per realizzare impianti legati alla transizione energetica, e parte di queste competenze può arrivare dai flussi migratori”.
Fabrizio Di Amato: il progetto sperimentale di MAIRE che unisce transizione, competenze e flussi migratori
Dalla transizione energetica non si può più tornare indietro. È un processo che andrà ancora avanti nei prossimi anni e che continuerà a impattare il tipo di competenze di cui le imprese avranno bisogno per affrontare il cambiamento. Nel mercato del lavoro odierno, però, sembra sempre più difficile riuscire a trovare profili adeguati. Per questo motivo, molte aziende stanno provando a colmare tale carenza con iniziative di orientamento, formazione ed educazione. Il Gruppo guidato da Fabrizio Di Amato, attraverso la Fondazione MAIRE – ETS, si è spinto ancora più in là, indagando soluzioni socialmente innovative per avvicinare alla transizione energetica i giovani, le donne e quelle tipologie di persone che potrebbero portare un valore aggiunto in un settore ad alto potenziale di sviluppo occupazionale. Ne sono un esempio i migranti: sono proprio loro al centro del progetto presentato da MAIRE a ottobre, nel corso del convegno organizzato dalla Fondazione presso la Camera di Commercio di Roma, dal titolo “Traiettorie – Flussi migratori, competenze e transizione energetica: trend e best practice di formazione e inclusione lavorativa”.
Fabrizio Di Amato: la necessità di “maestranze qualificate”
“La transizione energetica – ha sottolineato Fabrizio Di Amato alla presentazione del progetto sperimentale – è una necessità ma anche una grandissima opportunità per l’industria per riconvertire il mondo dell’oil&gas e le competenze che nel tempo abbiamo perso. Oggi servono maestranze qualificate per realizzare impianti legati alla transizione energetica, e parte di queste competenze può arrivare dai flussi migratori, se adeguatamente formati e integrati. Bisogna investire nella riconversione delle figure esistenti e nella formazione dei nuovi lavoratori, anche stranieri, che nel nostro Paese spesso non trovano stabilità”. Nel suo intervento, il Presidente del Gruppo e della Fondazione MAIRE ha poi aggiunto: “Con questa presentazione parte anche un progetto sperimentale concreto che prevede l’inserimento annuale di nuovi professionisti, tra cui migranti e rifugiati, nella nostra organizzazione. Un modello che auspichiamo possa essere replicato da altre aziende del settore e dell’intera filiera della transizione”.




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