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Transizione: la centralità dell’ingegnere umanista secondo Fabrizio Di Amato (MAIRE)

Fabrizio Di Amato

Transizione: la centralità dell’ingegnere umanista secondo Fabrizio Di Amato (MAIRE)

Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE, individua nell’ingegnere umanista una figura chiave per la transizione energetica: un professionista che unisce competenze tecniche con l’attenzione per l’impatto sul territorio e l’ambiente.

Fabrizio Di Amato

Fabrizio Di Amato: l’ingegnere umanista, una figura chiave per la transizione energetica

Che la transizione energetica rappresenti un’opportunità, l’hanno ripetuto in tanti. Il fatto che per raggiungere gli obiettivi a essa collegati ci sia bisogno non solo di tecnologie ma anche di competenze, è un altro promemoria costante degli ultimi anni. A parlare dell’ingegnere umanista come colui o colei in grado di accompagnare questo processo è stato invece Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE, il Gruppo tecnologico e ingegneristico specializzato nelle soluzioni per la transizione energetica. L’ingegnere umanista è un professionista in grado di unire le competenze tecniche e tecnologiche a una profonda attenzione per le persone, per il territorio e la società. Oltre a progettare soluzioni efficienti, ne valuta anche l’impatto sociale e ambientale. La sua figura è, secondo l’imprenditore, di fondamentale importanza “perché bisogna sapere coniugare la tecnica, la capacità tecnologica su quello che poi realizziamo, gli impatti sui territori, come socialmente eseguiamo queste attività, come creiamo le condizioni per i lavoratori, per le organizzazioni che riescono a dare il meglio di se stessi in una condizione di vita ovviamente di qualità e di rispetto della salute e della sicurezza”. Un approccio che ha portato MAIRE a investire molte ore sui temi della sicurezza, dell’ambiente e della dignità umana. Si tratta di “valori fondamentali che ritornano a essere un’opportunità: tanto più noi saremo in grado di aiutare i nostri collaboratori tanto più il sistema si evolve in positivo e può solo che migliorare”.

Fabrizio Di Amato: il percorso verso la decarbonizzazione è un processo graduale e strategico

Gli obiettivi della transizione energetica necessitano, dunque, di persone formate e qualificate. Dal momento in cui alcuni dei mestieri sono ancora sconosciuti, bisognerebbe mobilitarsi a favore di un processo di formazione teso a soddisfare una domanda crescente. “Siamo entrati nel terzo millennio dove il mondo sta cambiando, sta cambiando anche a una velocità molto alta e quindi di conseguenza dobbiamo essere bravi a essere altrettanto veloci nella formazione e nell’inclusione sociale, anche come impatto delle persone che poi lavorano e che devono avere una dignità rispetto a quello che rappresentano”, evidenzia Fabrizio Di Amato. La transizione, ci ha spesso tenuto a sottolineare il Presidente di MAIRE, è un percorso più complesso di quello che si fa credere. Il passaggio dal fossile a una totale decarbonizzazione non può essere immediato. Il Gruppo da lui guidato sta infatti lavorando sia su tecnologie di transizione mature che su quelle di mid term, vale a dire da impiegare nel lungo e nel medio termine. Cercare di arrivare direttamente alla soluzione finale senza pensare all’attraversamento, come è stato fatto in passato, sarebbe un errore. Se si agisce con la consapevolezza di ciò, e grazie pure al contributo dell’ingegnere umanista, quegli obiettivi tanto lontani possono diventare sempre più vicini.

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