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Una nuova rotta per la transizione energetica: parla Claudio Descalzi, CEO di Eni

Claudio Descalzi

Una nuova rotta per la transizione energetica: parla Claudio Descalzi, CEO di Eni

La transizione energetica per Claudio Descalzi “resta un obiettivo fondamentale, soprattutto come strumento di diversificazione, che rappresenta l’unico modo per ridurre le vulnerabilità e aumentare la sicurezza”: secondo il CEO di Eni “deve assolutamente continuare, ma non in modo esasperato e ideologico”.

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Transizione energetica: la vision del CEO Claudio Descalzi

La transizione energetica deve assolutamente continuare, ma non in modo esasperato e ideologico”: il CEO Claudio Descalzi lo ha ribadito anche lo scorso 11 novembre intervenendo a Wall Street per celebrare i 30 anni di quotazione di Eni negli Stati Uniti. Inevitabile, nel fare il punto con gli investitori sulla strategy del Gruppo, parlare anche di transizione energetica: per Descalzi una nuova opportunità di spiegare come, diversamente da altre realtà del settore, Eni abbia sviluppato una vision lungimirante grazie alla quale oggi può permettersi di affrontare la sfida della sicurezza energetica andando avanti al contempo nel percorso green. “L’evoluzione dei mix energetici è un processo additivo di lungo termine, appunto, e non si possono sostituire dall’oggi al domani le vecchie fonti con le nuove”: questa la consapevolezza su cui il Gruppo ha improntato la propria traiettoria. “Il carbone è ancora la prima fonte di energia nell’elettricità, il gas viene molto dopo. Chi pensava che fosse un’eliminazione di tutte le fonti con la loro sostituzione, ha fatto male alla transizione. Deve essere additiva”, ha ribadito il CEO.

Claudio Descalzi: la necessità di un cambio di passo al centro del suo intervento al Forum Coldiretti

L’invito a cambiare approccio sulla transizione energetica era arrivato anche lo scorso 15 ottobre durante il Forum Coldiretti: anche in quell’occasione, il CEO Claudio Descalzi aveva spiegato chiaramente che “le rinnovabili non possono fare tutto, hanno bisogno di gas e nucleare a supporto” e che non si può pensare di andare avanti “a colpi di sussidi” ma servono investimenti, strumenti finanziari e una strategia che permetta al sistema di “reggersi su basi economiche solide e generare ritorni reali, altrimenti non è sostenibile nel lungo periodo”. In questo, l’Europa è arrivata in ritardo: “A differenza di Stati Uniti, Russia o Cina, non ha ancora un mercato unico dell’energia. Ogni Paese procede con strategie e tempistiche diverse, mentre altri grandi attori mondiali hanno avviato da tempo politiche di sicurezza logistica e di approvvigionamento, sia per gas e petrolio sia per i minerali critici”. Inoltre, affrontare il tema “in modo monodimensionale, puntando quasi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni e abbandonando fonti che restano centrali in molti Paesi” si sta rivelando controproducente. Per Descalzi “serve un equilibrio, un mix diversificato che includa tutte le fonti disponibili”. La transizione energetica resta “un obiettivo fondamentale, soprattutto come strumento di diversificazione, che rappresenta l’unico modo per ridurre le vulnerabilità e aumentare la sicurezza” ma urge un cambiamento: basta approcci ideologici, servono “equilibrio, investimenti e un forte legame con la realtà economica”, aveva ribadito il CEO di Eni.

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