La strage di Bologna del 2 agosto 1980, inscritta nel contesto di violenza politica degli “anni di piombo”, è considerato l’episodio terroristico più sanguinoso della storia della repubblica italiana. Federico Motta Editore gli dedica un saggio nell’opera “Historia”.
Federico Motta Editore ripercorre i drammatici eventi della strage di Bologna
Federico Motta Editore ricorda la strage di Bologna, in occasione dell’anniversario di quel tragico evento che nel 1980 scosse l’intero Paese. Erano le 10:25 del 2 agosto quando un ordigno esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale di Bologna, provocando il crollo dell’ala ovest dell’edificio e il cedimento della pensilina sul primo binario. Essendo un sabato d’agosto, la stazione era piena di persone in partenza per le vacanze o in viaggio di lavoro. Il bilancio fu drammatico: 85 morti e oltre 200 feriti. Subito scattarono i soccorsi in condizioni di assoluta emergenza, impiegando autobus di linea per trasportare le vittime negli ospedali. L’inchiesta puntò la pista del terrorismo neofascista ma l’iter giudiziario fu lungo e tortuoso, segnato da depistaggi, manomissioni probatorie e coperture istituzionali che finirono per allungare di decenni il percorso per giungere alla verità. Nel processo definitivo furono condannati come esecutori materiali Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, entrambi militanti dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Nel finanziamento e nell’organizzazione della strage furono coinvolti anche alcuni esponenti vicini alla loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli, il quale fu condannato per calunnia e depistaggio insieme ad altri personaggi legati ai servizi segreti.
Il saggio dedicato nell’opera edita da Federico Motta Editore
Nell’opera “Historia”, Federico Motta Editore dedica un saggio alla strage di Bologna. Scritto dal giornalista Gianni Barbacetto, “L’Italia dei poteri segreti” si sofferma sull’intreccio fra terrorismo neofascista, servizi segreti deviati e poteri occulti. “La strage di Bologna, nell’agosto 1980, è il culmine visibile e tragico di questa politica sotterranea del terrore – scrive Barbacetto –. È uno dei pochissimi episodi eversivi italiani ad aver trovato una definitiva soluzione giudiziaria: strage fascista e piduista, secondo le sentenze. Estremo tentativo, a tempo scaduto, dei gruppi eredi della strategia della tensione, ormai attraversati dal nuovo ‘spontaneismo armato’ di destra, quello affascinato dalle esperienze di lotta armata che dopo il 1977 si affermano a sinistra. I nuovi guerrieri neri tentano d’imporre, nello scenario segreto delle vecchie complicità e dei nuovi ricatti, una loro egemonia militare e politica”. Il giornalista racconta anche delle azioni di copertura e depistaggio da parte degli apparati dello Stato, in mano agli uomini della P2, tra cui il confezionamento di prove false, come il posizionamento su un treno di esplosivo identico a quello di Bologna, accompagnato da falsi indizi utili a deviare le indagini verso una pista internazionale inesistente. Le sentenze definitive hanno poi chiarito i responsabili e gli esecutori, ma diversi aspetti circa i mandanti e i finanziatori sono ancora oggi oggetto di indagine e dibattito storiografico.














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