A un anno dall’ingresso alla guida di Kering e dopo i riscontri positivi dell’ultima semestrale, il CEO Luca de Meo è intervenuto al 25° Milano Fashion Global Summit (MFGS), intitolato «Roads and Roots» e ospitato alla Torre Velasca, dove ha fatto il bilancio del suo percorso di transizione dal settore industriale al lusso e ha tracciato le prossime tappe per il rilancio delle maison del Gruppo.
Luca de Meo racconta il passaggio dal management industriale alla moda
Dopo 30 anni nell’automotive, Luca de Meo è approdato nel mondo del lusso insediandosi alla guida del Gruppo francese leader nel settore. Nell’intervento al 25° Milano Fashion Global Summit, il CEO ha tracciato il bilancio del suo primo anno alla guida di Kering. “È stato un anno pieno, ricco di cose nuove. Io venivo da un altro pianeta e ho dovuto imparare molto: fare strategia, ma anche entrare nei problemi operativi, capire le dinamiche dei marchi, dei prodotti, dei mercati. Dopo 35 anni nell’automotive, cambiare prospettiva è stato stimolante – ha raccontato – La cosa interessante è che, pur essendo industrie diverse, quando si gestisce una grande azienda molte dinamiche sono simili”. Secondo Luca de Meo, il 70% del lavoro manageriale sarebbe infatti comparabile: dalle persone all’organizzazione, dai numeri ai clienti, dagli investimenti alla capacità di costruire una strategia. Ma c’è un ingrediente fondamentale nella moda che nell’automotive manca: la creatività. “Ci sono moltissimi talenti che lavorano dietro le quinte, dagli artigiani alle persone che sviluppano i prodotti, e che spesso sono creativi quanto chi firma una collezione – ha sottolineato il manager – Io sono qui anche per valorizzare questi talenti interni. La grande forza della moda italiana è proprio questa capacità diffusa di creare, fare, trasformare un’idea in un prodotto”.
Luca de Meo sul rilancio delle maison e di Gucci
L’approccio manageriale di Luca de Meo alla guida di Kering si traduce nella volontà di proteggere l’unicità dei marchi, puntando dritto al rilancio delle singole maison. Per il CEO, non si può rincorrere la crescita a tutti i costi. Il rischio «è quello di moltiplicare il fatturato perdendo però la sua natura». Tra i rilanci più significativi c’è senz’altro quello di Gucci, tra i brand che più identificano Kering. “La priorità – ha affermato – è molto semplice: stiamo rimettendo Gucci dove si merita. Gucci è uno dei grandi marchi globali e deve tornare nell’Olimpo dei grandi marchi del lusso”. Ma la ricetta non è la stessa per tutti. Ogni marchio ha il proprio percorso. “Il vantaggio di Kering – ha evidenziato – è proprio quello di poter costruire strategie ad hoc, senza imporre a tutti lo stesso modello”. Se la prima fase del piano da lui indicato si focalizzava sul rimettere in equilibrio gli elementi finanziari e operativi, riducendo le pressioni e creando le condizioni per ripartire, la seconda fase è incentrata sulla messa in opera della strategia. “Abbiamo lavorato sui singoli mercati con analisi qualitative e quantitative, cercando di capire dove sono le sovrapposizioni e dove invece ogni marchio può avere una posizione distinta”. Un lavoro strategico sui mercati che si spinge oltre i confini tradizionali della moda, intercettando le nuove arene culturali globali e i pubblici emergenti, come dimostra l’attenzione del Gruppo verso grandi piattaforme di intrattenimento e sport, prima tra tutte la Formula 1. “Ogni Gran Premio diventa una piattaforma culturale, con decine di milioni di persone che seguono l’evento e una comunità globale enorme. Per questo Gucci può stare nel paddock: perché sport e moda oggi condividono sempre di più linguaggi, pubblico e cultura. E per un marchio come Gucci è una strada naturale per parlare a una nuova generazione”.












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