“Lo spazio rischia di diventare un Far West”, ha sottolineato Pietro Labriola su LinkedIn, commentando il rischio di saturazione della Low Earth Orbit entro il 2031. Per l’AD e DG di TIM, servono regole prima che la crescita incontrollata delle costellazioni satellitari renda la questione ingestibile.
Pietro Labriola, quando lo spazio diventa una risorsa scarsa e contesa
L’avvertimento di Pietro Labriola non potrebbe essere più chiaro: la Low Earth Orbit, ovvero l’orbita attorno alla Terra di altitudine compresa tra 200 e 2.000 km, rischia la saturazione entro il 2031, con colossi privati come Starlink e Amazon tra i principali occupanti dello spazio disponibile. L’allarme lanciato dal manager alla guida di TIM si basa su una recente analisi condivisa dal sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Il tema non riguarda più quindi solo la tecnologia, ma la capacità dei territori di garantire in autonomia infrastrutture, comunicazioni e sicurezza. Pietro Labriola richiama un parallelo storico preciso: quello con la regolazione degli spazi marittimi nel corso del Novecento, quando la crescita del traffico e degli interessi commerciali rese necessario un quadro di regole condivise per evitare conflitti e sovrapposizioni. Lo stesso principio, secondo l’AD e DG di TIM, dovrebbe oggi guidare la definizione di regole per lo spazio orbitale, in una fase in cui il numero di satelliti in orbita cresce rapidamente e la disponibilità di spazio utile diventa una risorsa sempre più scarsa e contesa tra operatori pubblici e privati di diverse aree del mondo.
Pietro Labriola: la proposta di regole continentali condivise
Nel suo intervento, Pietro Labriola propone un principio di equità geografica: “Europa, Nord America, Cina, America Latina, Africa: ciascuna grande area dovrebbe poter disporre dello spazio necessario per garantire le proprie infrastrutture, comunicazioni e sicurezza“. Un’indicazione che nasce anche dall’esperienza recente: il conflitto in Ucraina ha mostrato con chiarezza i rischi legati alla dipendenza da infrastrutture satellitari private controllate da soggetti esterni, un tema che TIM colloca nel più ampio percorso verso la sovranità digitale europea. Il manager torna così su un filo conduttore già emerso in altri interventi pubblici, dal richiamo alla necessità che l’Europa mantenga il controllo su dati, infrastrutture e regole, fino alla convinzione che fibra, 5G e data center distribuiti sul territorio restino le basi su cui costruire cloud e Intelligenza Artificiale in autonomia. La proposta sullo spazio orbitale si inserisce in una visione più ampia, quella secondo cui le infrastrutture digitali e ora anche spaziali rappresentano una leva strategica di sviluppo, da governare con regole condivise anziché lasciare alla sola logica del mercato o alla prevalenza di pochi grandi operatori privati globali.













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